_____________________________________________________________________________________________________
______________________________________________________________
"...a tight and communicative
ensemble with an enthralling repertoire which enthused the audience...a
program rich with jazz and populare idioms with a bit of retrò style, which
left the audience fixed to their seats..." (Messaggero Veneto) ______________________________________________________________
Gorni Kramer Quartet Notes Vagabondes LIVE 1.Carovana negra 2.Neve al chiaro di
luna 3.Mood
Swings 4.Serenata
a Fatma 5.Contrabajeando 6.S.V.P. 7.Oblivion 8.Scherzando sulla
tastiera 9.Shocking Valse 10.Piccolo Rag 11.Romanza
Antica 12.Song
for Joss 13.Notes
Vagabondes 14.La Tempete 15.Pippo non lo sa 2005
- Sinfonica AMV 04 Registrato dal vivo
nell’Auditorium Comunale di Tavagnacco (UD) il 18.2.2005. Registrazione di
Giulio Gallo.Editing e mixaggi di Stefano Amerio all’Artesuono di Cavalicco
(UD). demo mp3
|
|
|||||
|
”L’epoca che viviamo, se
ha un pregio, è quello di permettere, in mezzo ad una foresta di produzioni
spesso omologate da una globalizzante ovvietà (se non noia), di trovare
spazio anche per cose lievi e piccole. Due termini che qui, lungi dall’essere
riduttivi o peggio, indicano invece la riscoperta, ad opera di Sebastiano
Zorza, di un mondo che fu bellissimo nella sua lievità (non leggerezza) ma
non fu piccolo. Quella che può essere definita musica variété (più
autarchicamente musica del Varietà) fu la colonna sonora di una stagione
particolare della cultura sociale e del costume del nostro Paese, che, però,
trovò un elemento di aggancio in un altrettanto particolare milieu – è il
caso di dirlo – della cultura francese già alle prese con il mondo fascinoso
dei Valzer musette in riferimento al nome di un particolare loro tipo di
fisarmonica. Ci sono musiche che sono la memoria di un’epoca in senso
sostanziale, capaci di far cogliere un clima, un complesso di sensazioni con
maggior forza, chiarezza e immediatezza di qualsiasi dotto saggio. Il cuore
di questa musica variété che ha rasserenato almeno tre generazioni è nella
fisarmonica...tutto ciò, invece di veleggiare verso una sconsolante banalità
può prendere la strada del più indiavolato virtuosismo. Ma si tratta di un
virtuosismo non aggressivo, tanto meno borioso, forse appunto affabilmente
“modulante” dove l’accademia più elegante non è dimentica della semplicità
cantabile. Dove non si modulano solo accordi e tonalità. Ma, soprattutto, si
modula un alfabeto emotivo ricco di nostalgie...La presenza, come ospiti,
della cantante Martina Feri e del noto fisarmonicista Peter Soave
impreziosiscono ulteriormente un’opera musicale ricca di affetto e attenzione
per un mondo scomparso. Ma non inutile, capace di ricordarci che c’è stata un’epoca
non lontana in cui divertimento e qualità, inventiva e intrattenimento,
stile, sentimento ed educazione – basti citare quattro pezzi di Bruno Martino
- infine, come collante del costume sociale, si davano la mano e la
cosiddetta musica leggera era interpretata da grandi professionisti, pieni di
passione, serietà e consapevolezza artistica. Se quest’opera è credibile e
bella è soprattutto perché i musicisti, a partire da Sebastiano Zorza, hanno
applicato tutta la loro più attenta magistralità a rileggere, come loro
storici Maestri, una musica “semplice” con la virtù esecutiva e sensibile di
preparatissimi interpreti.” (dal
booklet del CD “Modulante, Marco Maria Tosolini) _____________________________________
“Vi è stata un'epoca - o meglio - un
periodo, che ha rappresentato per noi italiani la cifra della gioia, di un
sogno forse raggiunto nel quale una nuova moda si esprimeva con i segni del
sorriso. Qualcuno l’ ha chiamato il “boom”, perchè quel miscuglio di strana
tecnologia e di comunicazione di massa, ha realmente coinvolto – a partire
dagli anni ’60 – milioni di persone, proponendo inediti modelli di stile, La
“600”, la conquista della luna, i moti studenteschi, ne sono stati gli
involontari attori, ma uno fra tutti ha creato lo scompiglio perché proprio
da quella strana scatola piena di fili e valvole, chiamata “la televisione”,
è partito un viaggio dal quale soltanto oggi – cinquant’ anni dopo – ne
percepiamo la portata. Non vogliamo tuttavia qui incorrere nei pericoli di
una improbabile analisi sociologica, ma ricercare un semplice pretesto per
presentare (o meglio: ripresentare) la parte “zuccherata” di quello
straordinario periodo; chi mai dimenticherà la verve di Delia Scala, la voce
di Alberto Lupo, di Mina, che dal “Teatro delle Vittorie” ci raccontavano con
un linguaggio semplice i fatti della vita, di barzellette, di canzoni
meravigliose. E allora qualcuno si ricorderà pure che alle spalle di quei
mattatori stava seduto un elegante signore sorridente con due baffi tanto
impomatati da farli brillare alla luce delle telecamere. Si chiamava Gorni Kramer, ed era un
fisarmonicista prima ancora che direttore d’orchestra; la RAI gli aveva
affidato il compito di “americanizzare” i temi degli “stacchi” musicali, dei
“separè” che quelle trasmissioni dai nomi altisonanti – Studio 1,
Partitissima, Canzonissima – proponevano durante il sacro rito del sabato
sera. Un gregario raffinato insomma proprio come quel Frank Kramer che solo
per un caso conquistò il campionato del mondo di ciclismo su pista nel 1929,
e che tanto piaceva al padre del giovane Gorni tanto da “inventare” per il
figlio il nome d’arte. Con una mano così sciolta – del resto – di strada
innanzi a lui ve n’era molta: gli chiedevano di suonare “swing” e lui lo
faceva, c’era bisogno di coprire i buchi di uno spettacolo e lui li copriva,
in qualsiasi momento, in qualsiasi tonalità, con dolci canzoni dai titoli
innocenti “Neve al chiaro di luna”, “Pippo non lo sa”, “Concertino”. Finita
l’epoca quel genere venne dimenticato, considerato minore perché troppo
facile, per nulla irriverente, alternativo. Quel genere però ci ha fatto
sognare, innamorare, e guardare il cielo con il naso all’insù, e quindi
perché no? Perché non provare a riguardarlo ancora quel cielo?” Giorgio
Tortora |
||||||
|
“...un disco che merita indubbiamente di
essere conosciuto e divulgato, sia per la qualità degli interpreti, sia per
la scelta del programma proposto. Gli ottimi esecutori, che compongono il
“Gorni Kramer Quartet” sono: il fisarmonicista (leader) Sebastiano
Zorza, il chitarrista Marko Feri, il bassista Aleksandar Pavnovic e il
batterista Giorgio Fritsch; essi hanno il merito di farci compiere un
affascinante viaggio – attraverso musiche “senza barriere”, al di là di stili
e generi ben precisi – che dagli anni ’40 / ’50 giunge verso la fine del
secolo scorso. Un percorso “incrociato” e variegato, ma accomunato da un
feeling ritmico sempre ben presente e coinvolgente, che - nella parte forse
più “preziosa” (e anche culturalmente coraggiosa) del programma - ci fa rivivere
l’epoca del secondo dopoguerra italiano; periodo che fu caratterizzato
musicalmente da una certa “americanizzazione”, ovvero da una influenza
“jazzistica”, la quale fu spesso abbinata, in felice connubio, alla
tradizionale linea melodica italiana… Due musicisti – notissimi
fisarmonicisti, ma anche arrangiatori e direttori d’orchestra – furono tra i
dominatori della scena musicale di quegli anni: Gorni Kramer e Francesco
Ferrari; sei delle 15 tracce che compongono il CD (registrato interamente dal
vivo) sono composizioni dei suddetti autori: brani che, pur essendo
“testimoni” del loro tempo, risultano ancora “attuali” e godibili, grazie
anche ai frizzanti arrangiamenti del gruppo. Di Kramer ci vengono offerti:
Carovana negra (un classico della “fisarmonica jazz”) in una versione molto
coinvolgente, ed il celebre e divertente Pippo non lo sa (che concluderà il
disco), ma anche altri due pezzi semi-sconosciuti: la delicata Neve al chiaro
di luna e la romantica, raffinata Romanza all’antica; mentre di Ferrari ci
sono proposte le caratteristiche e trascinanti Serenata a Fatma e Scherzando
sulla tastiera, vere rarità nell’attuale discografia… Il viaggio, nel tempo e
nello spazio, propostoci dall’affiatato gruppo, ci porta poi in Francia, con
un’altra parte abbastanza consistente del programma – piuttosto legata alla
precedente – e costituita da 5 tracce dedicate a vari aspetti del cosiddetto
“variété”. Possiamo apprezzare: di André Astier la tumultuosa La tempete, di
Joss Baselli e Joe Rossi il tipico ed umoristico Piccolo Rag, di Claude
Thomain ci sono proposte Shocking Valse e Notes vagabondes (che da il titolo
al CD), brani pieni del peculiare “charme” vicino al “new musette”… poi di
Alain Musichini – Richard Galliano Song for Joss, ormai nota bossa nova dall’accattivante
sapore latino. Ci si sposta anche nel continente americano, in Argentina con
l’immancabile Astor Piazzolla - del quale si possono ascoltare tre
arrangiamenti: Contrabajeando, S.V.P., il celebre Oblivion - e negli Stati
Uniti con Kenny Kotwitz (anch’egli fisarmonicista-compositore, come un po’
tutti gli autori proposti), che con il sofisticato Mood Swing, brano dal
titolo veramente emblematico dell’intero programma, completa degnamente
questo interessante ed intrigante percorso musicale.” CD Review, Alessandro
Mugnoz |
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
Concerto del 23 agosto 2006, Orto Lapidario – Trieste foto Elena Venier |
|||