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______________________________________________________________ The “Gorni Kramer
Quartet”
was formed in 2003 and its members - Sebastiano Zorza on the accordion, Marko
Feri on guitar, Alexander Paunovic
on bass and Giorgio Fritsch on
drums – are all well established classical musicians. The group performs a
modern revisitation of the great italian accordianist's most well known
songs, made famous by hit television programs which have become part of
italian television history, such as: "Studio 1", "Il
Musichiere", "Senza rete", "Canzonissima". The
"GFQ" rich and diverse repertoire also includes songs by other
important italian song writers such as Ferrari and Principe and the trio's
sound is often reminiscent of the colours and the atmosphere of french
variety music of the 50s to the 70s. The group has recorder two CDs:
"Notes Vagabondes-LIVE" (Sinfonica, 2005) and “Modulante” (Falcon
Music, 2008). "...a tight and communicative
ensemble with an enthralling repertoire which enthused the audience...a
program rich with jazz and populare idioms with a bit of retrò style, which
left the audience fixed to their seats..." (Messaggero Veneto) ______________________________________________________________
Gorni Kramer Quartet Notes Vagabondes LIVE 1.Carovana negra 2.Neve al chiaro di
luna 3.Mood
Swings 4.Serenata
a Fatma 5.Contrabajeando 6.S.V.P. 7.Oblivion 8.Scherzando sulla
tastiera 9.Shocking Valse 10.Piccolo Rag 11.Romanza
Antica 12.Song
for Joss 13.Notes
Vagabondes 14.La Tempete 15.Pippo non lo sa 2005
- Sinfonica AMV 04 Registrato dal vivo
nell’Auditorium Comunale di Tavagnacco (UD) il 18.2.2005. Registrazione di
Giulio Gallo.Editing e mixaggi di Stefano Amerio all’Artesuono di Cavalicco
(UD). demo mp3
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”L’epoca che viviamo,
se ha un pregio, è quello di permettere, in mezzo ad una foresta di
produzioni spesso omologate da una globalizzante ovvietà (se non noia), di
trovare spazio anche per cose lievi e piccole. Due termini che qui, lungi
dall’essere riduttivi o peggio, indicano invece la riscoperta, ad opera di
Sebastiano Zorza, di un mondo che fu bellissimo nella sua lievità (non
leggerezza) ma non fu piccolo. Quella che può essere definita musica variété
(più autarchicamente musica del Varietà) fu la colonna sonora di una stagione
particolare della cultura sociale e del costume del nostro Paese, che, però,
trovò un elemento di aggancio in un altrettanto particolare milieu – è il
caso di dirlo – della cultura francese già alle prese con il mondo fascinoso
dei Valzer musette in riferimento al nome di un particolare loro tipo di
fisarmonica. Ci sono musiche che sono la memoria di un’epoca in senso
sostanziale, capaci di far cogliere un clima, un complesso di sensazioni con
maggior forza, chiarezza e immediatezza di qualsiasi dotto saggio. Il cuore
di questa musica variété che ha rasserenato almeno tre generazioni è nella
fisarmonica...tutto ciò, invece di veleggiare verso una sconsolante banalità
può prendere la strada del più indiavolato virtuosismo. Ma si tratta di un
virtuosismo non aggressivo, tanto meno borioso, forse appunto affabilmente
“modulante” dove l’accademia più elegante non è dimentica della semplicità
cantabile. Dove non si modulano solo accordi e tonalità. Ma, soprattutto, si
modula un alfabeto emotivo ricco di nostalgie...La presenza, come ospiti,
della cantante Martina Feri e del noto fisarmonicista Peter Soave
impreziosiscono ulteriormente un’opera musicale ricca di affetto e attenzione
per un mondo scomparso. Ma non inutile, capace di ricordarci che c’è stata
un’epoca non lontana in cui divertimento e qualità, inventiva e
intrattenimento, stile, sentimento ed educazione – basti citare quattro pezzi
di Bruno Martino - infine, come collante del costume sociale, si davano la
mano e la cosiddetta musica leggera era interpretata da grandi
professionisti, pieni di passione, serietà e consapevolezza artistica. Se
quest’opera è credibile e bella è soprattutto perché i musicisti, a partire
da Sebastiano Zorza, hanno applicato tutta la loro più attenta magistralità a
rileggere, come loro storici Maestri, una musica “semplice” con la virtù
esecutiva e sensibile di preparatissimi interpreti.” (dal booklet del CD “Modulante, Marco Maria
Tosolini) _____________________________________
“Vi è stata un'epoca - o meglio - un periodo,
che ha rappresentato per noi italiani la cifra della gioia, di un sogno forse
raggiunto nel quale una nuova moda si esprimeva con i segni del sorriso.
Qualcuno l’ ha chiamato il “boom”, perchè quel miscuglio di strana tecnologia
e di comunicazione di massa, ha realmente coinvolto – a partire dagli anni
’60 – milioni di persone, proponendo inediti modelli di stile, La “600”, la
conquista della luna, i moti studenteschi, ne sono stati gli involontari
attori, ma uno fra tutti ha creato lo scompiglio perché proprio da quella
strana scatola piena di fili e valvole, chiamata “la televisione”, è partito
un viaggio dal quale soltanto oggi – cinquant’ anni dopo – ne percepiamo la
portata. Non vogliamo tuttavia qui incorrere nei pericoli di una improbabile analisi
sociologica, ma ricercare un semplice pretesto per presentare (o meglio:
ripresentare) la parte “zuccherata” di quello straordinario periodo; chi mai
dimenticherà la verve di Delia Scala, la voce di Alberto Lupo, di Mina, che
dal “Teatro delle Vittorie” ci raccontavano con un linguaggio semplice i
fatti della vita, di barzellette, di canzoni meravigliose. E allora qualcuno
si ricorderà pure che alle spalle di quei mattatori stava seduto un elegante
signore sorridente con due baffi tanto impomatati da farli brillare alla luce
delle telecamere. Si chiamava Gorni
Kramer, ed era un fisarmonicista prima ancora che direttore d’orchestra;
la RAI gli aveva affidato il compito di “americanizzare” i temi degli
“stacchi” musicali, dei “separè” che quelle trasmissioni dai nomi altisonanti
– Studio 1, Partitissima, Canzonissima – proponevano durante il sacro rito
del sabato sera. Un gregario raffinato insomma proprio come quel Frank Kramer
che solo per un caso conquistò il campionato del mondo di ciclismo su pista nel
1929, e che tanto piaceva al padre del giovane Gorni tanto da “inventare” per
il figlio il nome d’arte. Con una mano così sciolta – del resto – di strada
innanzi a lui ve n’era molta: gli chiedevano di suonare “swing” e lui lo
faceva, c’era bisogno di coprire i buchi di uno spettacolo e lui li copriva,
in qualsiasi momento, in qualsiasi tonalità, con dolci canzoni dai titoli
innocenti “Neve al chiaro di luna”, “Pippo non lo sa”, “Concertino”. Finita
l’epoca quel genere venne dimenticato, considerato minore perché troppo
facile, per nulla irriverente, alternativo. Quel genere però ci ha fatto
sognare, innamorare, e guardare il cielo con il naso all’insù, e quindi
perché no? Perché non provare a riguardarlo ancora quel cielo?” Giorgio
Tortora |
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“...un disco che merita indubbiamente di
essere conosciuto e divulgato, sia per la qualità degli interpreti, sia per
la scelta del programma proposto. Gli ottimi esecutori, che compongono il
“Gorni Kramer Quartet” sono: il fisarmonicista (leader) Sebastiano
Zorza, il chitarrista Marko Feri, il bassista Aleksandar Pavnovic e il
batterista Giorgio Fritsch; essi hanno il merito di farci compiere un
affascinante viaggio – attraverso musiche “senza barriere”, al di là di stili
e generi ben precisi – che dagli anni ’40 / ’50 giunge verso la fine del
secolo scorso. Un percorso “incrociato” e variegato, ma accomunato da un
feeling ritmico sempre ben presente e coinvolgente, che - nella parte forse
più “preziosa” (e anche culturalmente coraggiosa) del programma - ci fa rivivere
l’epoca del secondo dopoguerra italiano; periodo che fu caratterizzato
musicalmente da una certa “americanizzazione”, ovvero da una influenza
“jazzistica”, la quale fu spesso abbinata, in felice connubio, alla
tradizionale linea melodica italiana… Due musicisti – notissimi
fisarmonicisti, ma anche arrangiatori e direttori d’orchestra – furono tra i
dominatori della scena musicale di quegli anni: Gorni Kramer e Francesco
Ferrari; sei delle 15 tracce che compongono il CD (registrato interamente dal
vivo) sono composizioni dei suddetti autori: brani che, pur essendo
“testimoni” del loro tempo, risultano ancora “attuali” e godibili, grazie
anche ai frizzanti arrangiamenti del gruppo. Di Kramer ci vengono offerti:
Carovana negra (un classico della “fisarmonica jazz”) in una versione molto
coinvolgente, ed il celebre e divertente Pippo non lo sa (che concluderà il
disco), ma anche altri due pezzi semi-sconosciuti: la delicata Neve al chiaro
di luna e la romantica, raffinata Romanza all’antica; mentre di Ferrari ci
sono proposte le caratteristiche e trascinanti Serenata a Fatma e Scherzando
sulla tastiera, vere rarità nell’attuale discografia… Il viaggio, nel tempo e
nello spazio, propostoci dall’affiatato gruppo, ci porta poi in Francia, con
un’altra parte abbastanza consistente del programma – piuttosto legata alla
precedente – e costituita da 5 tracce dedicate a vari aspetti del cosiddetto
“variété”. Possiamo apprezzare: di André Astier la tumultuosa La tempete, di
Joss Baselli e Joe Rossi il tipico ed umoristico Piccolo Rag, di Claude
Thomain ci sono proposte Shocking Valse e Notes vagabondes (che da il titolo
al CD), brani pieni del peculiare “charme” vicino al “new musette”… poi di
Alain Musichini – Richard Galliano Song for Joss, ormai nota bossa nova dall’accattivante
sapore latino. Ci si sposta anche nel continente americano, in Argentina con
l’immancabile Astor Piazzolla - del quale si possono ascoltare tre
arrangiamenti: Contrabajeando, S.V.P., il celebre Oblivion - e negli Stati
Uniti con Kenny Kotwitz (anch’egli fisarmonicista-compositore, come un po’
tutti gli autori proposti), che con il sofisticato Mood Swing, brano dal
titolo veramente emblematico dell’intero programma, completa degnamente
questo interessante ed intrigante percorso musicale.” CD Review, Alessandro
Mugnoz |
“The excellent
musicians’ that make up the “Gorni Kramer Quartet” are Sebastiano Zorza
(accordion and leader);Marko Feri (guitar);Aleksander Pavnovic and Giorgio
Fritsch (drums). They take us on a wonderful voyage across musical frontiers
without specific or generic styles from the 40’s and 50’s to the end of the
last century. A varied and intertwined route with an ever present rhythmic
feeling that involves the listener. The programme revisits the Italian post
war era, a period characterised by a certain “Americanisation” or rather jazz
influence that was often happily combined with traditional Italian
melodies.Two musicians – noted accordionists but also arrangers and
orchestral directors were among the leading lights of the music scene of
those years. Gorni Kramer and Francesco Ferrari; six of the fifteen tracks
(recorded live) are theirs; and even though they are of “those times”, they
are still enjoyable today thanks to the lively arrangements of this group. |
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Concerto del 23 agosto 2006, Orto Lapidario – Trieste foto Elena Venier |
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